venerdì 29 novembre 2013

L'EUROPA NON FORNIRA' SALVACONDOTTI. IN BASE ALLA DIRETTIVA 109 DEL 1993



Strasburgo addio: la salvezza per il Cavaliere non potrà venire dal Parlamento europeo, basta leggere i regolamenti. Le voci – rilanciate oggi da La Stampa - di un Berlusconi alla ricerca di un'immunità targata Ue da trovare lontano da casa, candidandosi in un altro Stato membro, sono quello che sono, appunto voci. La direttiva 109 del 1993, poi emendata nel 2006, sull'eleggibilità alle elezioni europee dei cittadini Ue residenti in un altro Stato membro dice infatti chiaro e tondo che che ogni cittadino non più eleggibile nel suo paese di origine, com'è il caso di Berlusconi in Italia, “è escluso dall'esercizio di questo diritto nello Stato membro di residenza in occasione delle elezioni al Parlamento europeo”.

In sostanza anche se il Cavaliere riuscisse a prendere la residenza in quattro e quattr'otto in un altro paese Ue, arrivasse a presentarsi candidato alle elezioni del 22-25 maggio prossimi e finisse pure per essere eletto al Parlamento Ue sarebbe comunque perseguitato dalla Severino e dal marchio di ineleggibilità. Bye bye Strasburgo quindi, ed addio anche al rassicurante salvagente dato dall'immunità europea, la stessa che nel 2001 l'aveva salvato dal giudice spagnolo Garzon che lo voleva coinvolgere per il caso Telecinco.

Allora il Cavaliere dribblò la legge grazie al seggio comunitario (anche se in realtà al Parlamento di Bruxelles e Strasburgo si vedeva assai poco) e sfruttando anche la sponda di una passiva Nicole Fontaine, allora Presidente del Parlamento Ue, che insabbiò la richiesta di sollevare l'immunità arrivata da Madrid.

Ora il lido comunitario svanisce ancor prima di poterci mettere piede anche se questa idea, lanciata nell'immediata post-decadenza, non è la prima volta che viene a galla nelle ultime settimane. Già a metà settembre era balenata l'ipotesi Estonia, con l'amico immobiliarista Ernesto Preatoni, conosciuto come il Gianni Agnelli estone, che si era dato da fare per trovare una via baltica che portasse a Strasburgo. Ma l'idea era morta quasi sul nascere, anche perché bisognava trovare un partito disponibile ad accogliere il Cavaliere e l'operazione non è poi così semplice come potrebbe apparire a prima vista. Sempre da quelle parti, in Lettonia, si era candidato per le europee del 2009 Giulietto Chiesa, difendendo i colori della minoranza russa.

Ma Chiesa, regolamento alla mano, poteva candidarsi. E qui si entra nel secondo aspetto della questione, l'opportunità politica. Berlusconi ricreando una Forza Italia da trincea ha messo mezzo piede fuori dal PPE e la sua richiesta di trovare un partito amico all'estero – al di là della bocciatura da regolamento – non farebbe altro che portarlo ancora più fuori dai popolari. “Anche solo parlare di farsi aiutare da un altro partito all'estero è una notizia che, al di là della sua non-fattibilità, non è vista bene”, assicura un'alta fonte del PPE, “un'idea che di certo non aiuterebbe l'ingresso di Forza Italia nel nostro partito”.