Di Pietro: "Televendita, aspettiamo i provvedimenti". L'Italia dei Valori resta in posizione di attesa, con toni molto critici. "Continua la politica delle televendite", dice il leader Antonio Di Pietro. "Monti non ha detto come intende combattere l'evasione, se non ratifica l'accordo con la Svizzera (per la tassazione dei capitali esportati, ndr). Sul lavoro ha detto che sta studiando la Fornero, sulla lotta alla corruzione ha risposto che sta studiando. Abbiamo già visto un presidente del Consiglio che sapeva vendere i provvedimenti prima di farli, ora abbiamo bisogno di un governo che prima fa le cose e poi le illustra". Per questo, Idv "valuterà i provvedimenti quando saranno presentati". Al vertice europeo di fine gennaio, Di Pietro conclude, "non si può andare con gli slogan. Il primo decreto ha aumentato la recessione e impoverito le famiglie, il prossimo provvedimento non sappiamo...".
Mantova, la bambina Andrea deve chiamarsi Andrée (per legge)
Il tribunale ha imposto ai genitori di una bimba di 5 anni, nata a
Parigi ma con cittadinanza italiana, di cambiarle nome e rettificare il
certificato di nascita. Il motivo? Il greco "aner" indica l'uomo nella
sua mascolinità contrapposto alla donna: "La sessualità - sta scritto
nella sentenza - deve essere identificata in modo corretto, secondo le
tradizioni"
Andrea è un nome da maschio e una bambina non può
portarlo. A stabilirlo arriva una sentenza della I Sezione civile del
tribunale di Mantova, presieduta da Mauro Bernardi, che ha imposto ai genitori di una bimba di 5 anni – nata a Parigi ma con cittadinanza italiana – di modificare Andrea in Andrée,
almeno sui documenti italiani. Una sentenza destinata a far discutere
molto e che potrebbe far “tremare” i trasgressivi vip italiani pronti a
chiamare i loro pargoli con nomi improbabili quali Oceano o Nathan Falco,
tanto per citarne alcuni. Ma nomi questi che, seppur discutibili, forse
non rientrano nella cerchia delle motivazioni utilizzate dai giudici
mantovani per imporre ai genitori di Andrea il cambio di nome.
Sì, perché la spiegazione principale che ha portato a questa sentenza
sta nel significato del nome Andrea. Un nome che deriva dal greco “aner” e
indica l’uomo nella sua mascolinità contrapposto alla donna. Come dire,
più maschile di così si muore e allora perché, secondo i giudici
mantovani, una bambina dovrebbe chiamarsi in questo modo? “La sessualità
– sta scritto nella sentenza – deve essere identificata in modo
corretto, secondo le tradizioni”. A sostegno della loro tesi, poi, i
magistrati hanno portato una statistica dell’Istat secondo la quale
Andrea è il terzo nome maschile più diffuso in Italia. A chi obietta che
all’estero il nome, però, è utilizzato anche per le femmine i giudici
rispondono con fermezza che “nei paesi dove Andrea è usato al femminile
lo stesso non può, per converso, essere attribuito al maschile”.
Insomma, i genitori della bimba il nome lo devono cambiare e l’atto di
nascita deve essere rettificato. A far scoppiare il caso l’ufficiale di
stato civile del comune di Castiglione delle Stiviere, nell’alto
mantovano, che si è trovato di fronte la richiesta dei genitori di
trascrivere l’atto di nascita della figlia nel loro comune d’origine,
da dove sono emigrati per andare a vivere in Francia. L’ufficiale l’ha
trascritto, ma vedendo quell’Andrea vicino a un piccolo essere umano di
sesso femminile ha segnalato la pratica alla Procura della Repubblica di
Mantova. Da qui l’avvio della vicenda conclusasi, forse, con la
sentenza emessa dalla I Sezione civile del tribunale mantovano.
TORGIANO (PERUGIA) - Un bottino di qualche vaschetta di carne per un valore di circa 20 euro. Questa la "refurtiva" di una pensionata italiana di 60 anni sorpresa a rubare in un supermercato di Torgiano. La donna è stata denunciata dai carabinieri che poi però l'hanno invitata a pranzo raccogliendo anche del denaro per consentirle di comprare generi alimentari. Con i militari la donna ha infatti sostenuto i non avere i soldi per fare la spesa e di non sapere come fare a raggiungere la fine del mese. L'episodio è avvenuto in occasione delle festività natalizie. Una pattuglia dei carabinieri di quella stazione è stata chiamata per un intervento in un supermercato dove i titolari avevano trovato una donna mentre stava tentando di uscire dal negozio dopo essersi appropriata di alcune confezioni di carne senza pagarle. È stata così fermata e i generi alimentari recuperati. Una volta condotta in caserma, la pensionata ha ammesso con un certo imbarazzo le proprie responsabilità - è stato riferito dal personale dell'Arma - spiegando ai carabinieri di avere compiuto il furto non avendo i soldi per fare la spesa e quindi di non sapere come fare a raggiungere la fine del mese con la «magra» pensione. I militari, commossi dalla sincerità della donna, hanno così deciso di raccogliere un pò di denaro per consentirle di comprare generi alimentari e l'hanno anche invitata a pranzo. La donna, pur consapevole dell'errore commesso e per il quale risponderà di furto davanti alla magistratura di Perugia - hanno riferito ancora i militari -, ha ringraziato i carabinieri per l'umanità, la vicinanza e la gentilezza dimostrati.